28 settembre 2026
Gli agenti non “scrivono male” il codice: siamo noi che gli diamo un codebase ingestibile
Quando un agente deve implementare una feature o correggere un bug, il costo vero spesso non è “scrivere” codice: è leggere, capire e selezionare il contesto giusto. Un codebase disordinato (file monolitici, duplicazioni, assenza di moduli e confini) spinge l’agente a caricare più contesto del necessario, aumentando input token, tempi e probabilità di errori. In questo articolo vediamo perché il clean code è diventato anche un’ottimizzazione per l’AI, quali segnali indicano che il progetto è “token-inefficiente” e un approccio pratico al refactoring guidato, a piccoli passi, con metriche misurabili.